Da neanche trentenne ho organizzato blocchi stradali, picchettaggi davanti alle industrie casearie e assedi pacifici alle sedi istituzionali.
Il tema era la pastorizia e gli squilibri contrattuali. Firmavo io le domande per le autorizzazioni di pubblica sicurezza ed elaboravo pure i documenti “sindacali” e gli esposti all’Antitrust. In questi documenti si evidenziava l’illegittimità perpetrata dal cartello industriale sul prezzo del latte e la mancanza di programmazione.
Ideato misure per lo sviluppo sostenibile e scritto proposte di legge taglia burocrazia. E nei venti anni seguenti cosa è successo? La categoria si è polverizzata ed indebolita.
Le misure per lo sviluppo rurale sono servite per “compensare” gli squilibri contrattuali e giustificare una burocrazia che ci è entrata dentro la sala mungitura, nel capannone, persino nella sua lettiera e soprattutto nella nostra testa (è una autocritica forzata considerato quello che ho detto e fatto). Il nuovo piano di sviluppo rurale, tuttavia ci mette davanti ad un nuovo ed importante bivio. Fare impresa o morire.
E fare impresa con meno burocrazia, maggiore programmazione ed un minimo di cooperazione magari con i Distretti che almeno siamo riusciti a fare partire. Almeno.
Efisio Arbau