Ci siamo appassionati delle dita e non guardiamo più la luna. Il famoso proverbio “quando il saggio indica la luna, lo stolto guarda il dito”, infatti, è la bandiera della nostra epoca. La tempesta mediatica su Barbara Palombelli è l’ennesima prova che persino nei drammi e nelle cose serie preferiamo arrotolarci sulle dita, sullo strumento, e non guardiamo proprio la luna, la sostanza delle cose. Sappiamo tutti chi è la Palombelli e francamente è difficile pensarla come una donna che giustifica i femminicidi. Anzi proprio il contrario.
Certo nella sua comoda posizione di donna di successo. Un successo, preciso, che mi pare pure meritato, avendola seguita anche quando era nella prima linea giornalistica. La sostanza è che se vogliamo affrontar ei femminicidi dobbiamo cambiare registro. Se continuiamo a gestire questi atroci fatti di sangue come un comune reato alla persona non ne usciamo vivi, nel vero senso della parola, purtroppo. Mi sono persuaso, anche per esperienza professionale, che le persone vanno aiutate, sostenute ed indirizzate. La società e la famiglia si sono ecclissate. Un tempo, per citare uno dei principali canali nei quali si scatena la violenza più animalesca, quando ci si separava le rispettive famiglie di appartenenza si schieravano. Sostenevano ed aiutavano al superamento del dramma. Oggi la solitudine del fallimento familiare ricade sul singolo. Persino gli amici, i vicini di casa ed i paesani erano di sostegno. Si creava una sorta che cordone sanitario che indirizzava.
Sono rari i casi di femminicidi che capitano come fulmini a ciel sereno. Ci sono ma sono l’eccezione. Si tratta quindi di reati favoriti dall’insipienza della società, dall’inadeguatezza del sistema dei servizi sociali e l’inutilità di quello giudiziario. Utile solo nella fase patologica e sanzionatoria. Pensare che i femminicidi si combattano con l’inasprimento delle pene o con le misure cautelari è cosa che solo su Marte possono credere.
Cosa fare? Intanto creare un servizio sociale dedicato di livello territoriale che raccolga le segnalazioni ed attivi i percorsi di sostegno psicologico che servono. Senza implicazioni giudiziarie, almeno non immediate, se non nei casi più estremi e drammatici. Questa fase extra giudiziale sarebbe necessaria per dare delle opportunità di uscita alle persone coinvolte per evitare di giungere al peggio. Governare la situazione, evitando di esporre ulteriormente rispetto alla oggettiva “esasperazione” di certe situazioni che portano a scambiare l’amore per una persona con il possesso per una cosa. Poi esiste anche una questione culturale ed educativa ma anche quella può essere corretta se la si affronta per tempo.
Efisio Arbau