Nei giorni ho scritto ai principali decisori nazionali perchè mi sentivo di fare la mia parte nella epocale sfida che il cambiamento climatico ci impone al fine di giungere all’agognata salvezza del nostro pianeta.
La mia parte anche come semplice propositore. Dal locale verso il globale, come la fisiologia dei rapporti umani dovrebbe garantire. Il naturale che si impone sull’artificiale. Sinceramente e senza falsa modestia il mio, nel piccolo-piccolo locale, l’ho sempre fatto, ma adesso non basta, o almeno adesso non basta più.
Siamo tutti chiamati a fare di più e quindi anche a sollecitare i decisori a passare dal “bla, bla e ri-bla” alle azioni concrete. Io sono fermamente convinto che ci salviamo se riusciamo a saldare l’esigenza di ridurre le immissioni con le azioni concrete e con un quadro economico pubblico di riferimento a favore della cura e manutenzione dei boschi e delle foreste.
Le comunità rurali e montane a riguardo sono cruciali. E non possiamo cavarcela con la critica ed il piagnisteo (francamente non l’ho mai praticato neanche da bambino) ma dobbiamo essere ancora più incisivi e decisivi. Noi montanari e del contado in generale abbiamo la grande occasione per marcare la nostra importanza ed al contempo favorire le nuove generazioni che, come noi, intendono vivere (bene) nel contado e non ammassarsi negli ambiti urbani.
Allego al presente articolo la nota inviata ai decisori e la relazione “basic” della bozza di provvedimento legislativo elaborato.
Efisio Arbau